Si poteva fare. Buon lavoro a tutti e tutte.
Vi consigliamo il comunicato del comune di Barletta e su BarlettaLive (artcolo del 26 - articolo del 30 ) sempre molto gentili con tutti noi. Ed il video della redazione di AMICA9TV

con affetto Fabio Lattanzio
presidente della Fraternità per il Diritto alla Casa
Il Consiglio comunale dello scorso martedì 29 settembre ha confermato ancora una volta tutti i limiti dei rappresentanti istituzionali dei barlettani eletti nel giugno 2006. In un’ora e mezza di Consiglio a cui ho assistito, non ho ascoltato un solo intervento davvero costruttivo da parte dei (pochi) consiglieri presenti. All’ordine del giorno c’erano soprattutto alcune variazioni al bilancio, «di piccola entità», come ha ripetuto più volte l’assessore Lattanzio, dovute soprattutto a ben quattro corposi finanziamenti che il Comune di Barletta ha ottenuto dalla Regione Puglia (soprattutto in termini di ambiente, trasporto urbano, servizi sociali) che hanno fatto cambiare le cifre di alcune voci del bilancio. Cominciamo però dall’appello, dove già si possono notare alcune bassezze: per cominciare la discussione dei punti all’ordine del giorno c’è bisogno di un minimo di 14 consiglieri. I banchi della maggioranza di centro-sinistra contano solo e soltanto i 14 consiglieri necessari, ce ne sono dunque altrettanti assenti, il 50% circa. E cosa fanno i consiglieri di opposizione? Sono presenti in aula, ma alle spalle del presidente, in modo da risultare assenti (alcuni di loro si vedono molto chiaramente nel video, alle spalle di Caracciolo). Dato che si parla di bilancio, e soprattutto di finanziamenti che il Comune ha ricevuto dalla Regione anche in materia di servizi socio-assistenziali, e quindi rivolti a persone disagiate, un minimo di senso di responsabilità avrebbe voluto che i rappresentanti del centro-destra si sottraessero a questa manfrina (che poi non è nemmeno riuscita) escogitata soltanto per fini politici, ma non nell’interesse della città.
Il dibattito ha inizio. L’assessore Lattanzio in pochissimi minuti traccia le linee generali della variazione di bilancio, ma viene interrotto dai consiglieri di maggioranza Corcella e Carpagnano che gli chiedono alcuni dettagli. Carpagnano, in particolare, afferma testualmente «Noi ce lo siamo letti [l’allegato con le variazioni al bilancio], non abbiamo capito niente, ma comunque ce lo siamo letti [...] io ho difficoltà a districarmi con le cifre» (che, detto da chi è consigliere comunale da circa un decennio sembra alquanto preoccupante) e quindi richiede che vengano spiegate una a una tutte le singole variazioni di bilancio. L’assessore Lattanzio afferma che è una cosa inutile, visto che tutti i consiglieri (appunto, soltanto loro: ma i cittadini?) hanno davanti a loro i fogli con tutte le variazioni al bilancio, ma viene ripreso dal presidente dell’assemblea e invitato a spiegare una a una tutte le variazioni al bilancio. L’assessore comincia a leggerle una ad una: in effetti la maggioranza delle variazioni sembra di poco conto, ma ce ne sono alcune (i 20.000 euro tolti al Bilancio Sociale, i 5.000 euro aggiuntivi dati genericamente alle «prestazioni di servizi dello staff del sindaco») che avrebbero davvero meritato un approfondimento. L’assessore non fa invece altro che leggere l’allegato in possesso dei consiglieri: un atto comunque utile per i cittadini che non hanno quelle carte, ma che da solo non basta. Inizia allora la discussione vera e propria. Prendono la parola i consiglieri di opposizione Damiani, Lanotte e Alfarano. Gli ultimi due in particolare si lamentano di variazioni limitate all’interno di voci di spesa già stanziate in materia di servizi sociali (ad esempio 2.000 euro in più per la mensa sociale sono pochi, ma non dicono che rientrano comunque in uno stanziamento già fatto nel bilancio preventivo di più di 100.000 euro), eppure entrambi cercavano all’inizio di far rinviare con la loro assenza il consiglio chiamato a ratificare, soprattutto, un finanziamento di ben 240.959 euro ricevuto dalla Regione Puglia proprio per il fondo socio-assistenziale. Alfarano, dicendo che «le spese non hanno né testa né collo» (forse intendeva «né capo né piedi»...), confonde la delibera di variazioni di bilancio con quella degli equilibri di bilancio e viene quindi ripreso dall’assessore Lattanzio. Interviene quindi Corcella, consigliere del Pd (quindi dello stesso partito dell’assessore), che chiede una serie di delucidazioni particolari su alcune variazioni. Ma Corcella è anche presidente della Commissione consiliare sul Bilancio: le variazioni non sono passate dalla Commissione da lui presieduta prima di essere ammesse all’esame del Consiglio? Se sì, non era forse la Commissione da lui presieduta il luogo più adatto per intervenire?
Stefano Savella
la memoria è una delle più grandi ricchezze di una democrazia. Il rispetto per i luoghi in cui certi fatti si compirono è il modo migliore per rendere omaggio a chi ha speso la propria vita, in difesa di un'intera città e delle persone che l'abitavano, che rischiavano di essere schiacciate dalla furia devastratrice che stava distruggendo il mondo.
E voi, imparate che occorre vedere e non guardare in aria...Questo mostro stava una volta per governare il mondo. I popoli lo spensero, ma ora non cantiamo vittoria troppo presto: il grembo da cui nacque e' ancora fecondo..." (Bertolt Brecht)
LA SEDE DELLA GIUNTA PROVINCIALE AL PALAZZO DELLE POSTE DI BARLETTA!
Dopo aver contribuito in questi giorni a riaprire il dibattito sulle sedi istituzionali della nuova provincia, andando a toccare i fili scoperti del campanilismo che in campagna elettorale si proponevano di risolvere, i rappresentanti di Barletta del movimento “La Buona Politica” tacciono però sui luoghi in cui vorrebbero far insediare, a Barletta, le sedi della Giunta e del Consiglio provinciale. Considerando quello che è accaduto con la sede della Prefettura, il cui restauro e messa a punto graverà pesantemente sulle casse del nuovo ente, crediamo che sia infatti necessario proporre direttamente quale luogo storico della città si vorrebbe come sede della Presidenza della Giunta provinciale.
La “Fraternità per il Diritto alla Casa” ritiene che l’ex Palazzo delle Poste di Barletta costituisca la sede naturale per ospitare la Presidenza della Giunta provinciale. Sono trascorsi pochi giorni dalla ricorrenza dell’8 settembre che diede avvio in tutta Italia alla Resistenza per la liberazione dal nazifascismo, e Barletta, con le sue medaglie d’oro al valor civile e militare, è stata a tutti gli effetti una delle capitali della Resistenza in Italia, e il luogo-simbolo dell’attività, della partecipazione civile, della lotta per la liberazione è proprio l’ex Palazzo delle Poste. Questo luogo storico, ingabbiato dalle celebrazioni che durano un giorno all’anno, merita di tornare a vivere e a rappresentare il centro propulsore della vita politica e civile della città di Barletta e di tutta la nuova provincia. Quella stessa vita politica e civile per la quale diedero la vita i 12 tra vigili urbani e netturbini il 12 settembre 1943. Non da ultimo, il recupero dell’ex Palazzo delle Poste come sede istituzionale sarebbe un degno e concreto ricordo per l’attività instancabile della prof.ssa Maria Grasso Tarantino che è venuta a mancare solo poche settimane fa e che tanti sforzi ha dedicato affinché venga conservata la memoria di quell’eccidio.
Tuttavia, come molti ricordano, da molti anni l’ex Palazzo delle Poste è di proprietà della società di costruzioni della famiglia Prascina, pur rimanendo inutilizzato. E' il caso, per questo, di una breve ricostruzione dei fatti. L’ente Poste Italiane, mettono in vendita l’immobile, sul quale visto il vincolo storico, il comune di Barletta può rivendicare un diritto di prelazione, che l’amministrazione guidata da Francesco Salerno decide di non esercitare. L’immobile viene venduto all’immobiliare Prascina, dopo un acceso dibattito che vede tra i protagonisti gli stessi militanti del movimento civico VIVI BARLETTA CON FRANCESCO SALERNO, che organizzano anche un girotondo intorno al palazzo delle poste per presentare la proposta di destinare il palazzo a sede della nuova provincia. Però in quei giorni il palazzo era stato già ceduto, e solo dopo un mese iniziano i contatti tra l’amministrazione comunale ed il gruppo Prascina per l’acquisto da parte del comune che offre una cifra decisamente maggiore a quella di vendita e valuta la possibilità di una cessione di volumetrie a favore dell’impresa immobiliare.
Si parla ora di una riapertura delle trattative per la cessione del Palazzo delle Poste al Comune di Barletta, in cambio però di notevoli volumetrie da affidare alla società della famiglia Prascina nella zona della nuova 167. Noi ci opponiamo fin da ora a questo affare che fa di un luogo “sacro” per la vita civile di questa città nulla più che una merce di scambio per cementificare ulteriormente la periferia di Barletta. Al contrario, la “Fraternità per il Diritto alla Casa” si fa promotore di una proposta: la società della famiglia Prascina, che come tutte le imprese edilizie private di Barletta tanto ha ricevuto e continua a ricevere dalle Amministrazioni comunali in termini di lottizzazioni, ceda gratuitamente alla città l’ex Palazzo delle Poste, per renderlo la sede della Giunta provinciale. La cessione potrebbe avvenire anche tramite un’associazione neo-costituita che raccolga al suo interno tutti gli esponenti dell’edilizia privata di Barletta, in modo da sancire più direttamente un patto per una nuova stagione di relazioni e di rapporti tra edilizia privata e amministrazione comunale.
E’ già partita la campagna di adesione alla nostra proposta tramite raccolte di firme e invio di cartoline al Consiglio comunale di Barletta, al fine di sensibilizzare la classe politica della città a spendersi concretamente per questa soluzione. Speriamo che anche i rappresentanti de “La Buona Politica” in Consiglio comunale, che con così grande sollecitudine chiedono che Barletta ottenga la sede della Giunta provinciale, si facciano diretti promotori.
Stefano Savella e Fabio Lattanzio
ancora grazie a BarlettaLIVE . Consigliamo di fare un piccolo gesto di memoria attraverso il sito Resisitenza Barletta
Bologna ha scelto d'invertire la tendenza rispetto a tante altre grandi città, dove si lavora per la difesa della rendita immobiliare e per il massimo guadagno attraverso il mercato del mattone. Bologna ha scelto l'autorecupero per tetelare e garantire il diritto alla casa ai suoi cittadini. L'uomo che coordina tutto questo grandissimo lavoro di ben 9 cantieri è il nostro caro amico il Prof. Giuseppe Cusatelli. Viva Bologna e viva tutte le città che hanno degli amministratori saggi e sapienti, e dei cittadini coraggiosi e capaci di mettersi e di mettere in discussione i poteri economici costituiti.
Vi consigliamo www.autorecupero.org
è iniziata sabato con il primo banchino al mercato settimanale, la nostra campagna d'ascolto sul disagio abitativo. In questi anni in tanti hanno imposto la loro volontà, presunte cooperative, costruttori, politici o meglio politicanti. Quasi nessuno ha saputo ascoltare. I rappresentanti di queste categorie si parlano tra loro, si combattono tra loro, ma allo stesso tempo si autogarantiscono tra loro. Pensando a tutto questo è il caso di riprendere da un cassetto un vecchio slogan che dice:
".. non ci sono bandiere, da un parte la gente e dall'altra il potere..."
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